La vicenda sarda - Aviotech

Verifica degli impianti da parte del Ministero competente

Centrobanca S.p.A., Ente Istruttore del progetto ex L. 488/92, ricevuta la dichiarazione di conclusione degli investimenti e conformemente al regolamento, inviò a Villacidro il proprio perito, con l’incarico di eseguire le verifiche di legge.

Il risultato dell’ispezione è riportato nella relazione ufficiale dell’ing. PARDINI (a questo link). In essa si certifica l’esistenza presso lo stabilimento di tutti gli impianticoncordati in sede di presentazione della domanda e di quelli introdotti nel progetto in corso d’opera, preventivamente approvati.

Si certifica inoltre che impianti e macchinari sono nuovi di fabbrica e funzionanti.

Oltre che sulla relazione dell’ing. PARDINI, incontrovertibile, è bene soffermarsi brevemente sul verbale dell’interrogatorio relativo al processo di primo grado. Il teste PARDINI – a precisa domanda – conferma il contenuto della propria relazione tecnica (escussione del teste PARDINI, processo di primo grado a questo link pag. 6 ):

DOMANDA – Lo scopo di questa consulenza fatta per Centro Banca qual era? [viene chiesto al teste, consulente dell’Ente Istruttore, quale fosse lo scopo della visita presso l’Aviotech]

RISPOSTA – Allora era un finanziamento in base alla legge 488 e quindi come procedura c'era di visionare i beni comunque, in generale parlo, il progetto presentato e quindi verificare se i beni erano presenti, se l'azienda funzionava o no. Soprattutto il mio incarico era dal punto di vista tecnico, congruità dei prezzi esposti, verifica delle fatture, se erano conformi al bene, libro dei beni ammortizzabili, vedere se era funzionante.

[…] [ibidem pag. 10]

…si può ragionevolmente affermare che le macchine, impianti e attrezzature fatturate sono risultate installate e funzionanti ad eccezione della linea di spalmatura e impregnazione resine per le quali mancano le ultime opere murarie per la realizzazione degli allacciamenti

E ancora (ibidem pag. 11):

DOMANDA – Lei ha letto poco fa una parte della sua relazione e dice che i macchinari quindi erano presenti interamente nell'azienda perché fa riferimento al fatto che non erano funzionanti perché mancavano opere murarie, ma i macchinari erano presenti?

RISPOSTA – Sono risultati installati e funzionanti ad eccezione della linea di spalmatura e impregnazione resine. Ricordo che c’era un ciclo produttivo.

Inoltre (ibidem pag. 14,15):

DOMANDA – Lei ha poi potuto controllare se gli impianti di cui si è interessato, cui ha fatto il riscontro, fatture, presenza degli impianti, fossero nuovi di fabbrica?

RISPOSTA – Direi di sì, perché uno degli elementi principali per questo tipo di macchinari è che se un fornitore le vende c'è scritto “macchinario usato”.

DOMANDA – Ha accertato quali fossero le ditte che avessero fornito queste…

RISPOSTA – Dai documenti contabili.

DOMANDA – Quindi li ha accertati perché ha visto i documenti contabili?

RISPOSTA – Sì, tendenzialmente erano nuovi.

Del resto esistono quattro periti, indipendenti (uno del Ministero, uno del Curatore Fallimentare, uno del Pubblico Ministero, uno della società, ma consulente del tribunale di Cagliari) che sostengono lo stesso argomento: gli impianti c’erano tutti, congrui con il Business Plan presentato all’atto della domanda di finanziamento e funzionanti.

A fronte di quattro testimoni di questo livello, il giudice d’appello concluderà (motivazioni d’appello, pag. 143 a questo link):

Si tratta di condotte del resto ben note ed anzi usuali nel caso di truffe di contributi pubblici, che rispettano certe tipologie (cd. pacchetti) predisposte da esperti, che consentono di portare avanti la truffa almeno per diverse tranche (confidando nella mera apparenza dei controlli che giustifica un numero imponente di truffe che specie nel Medio Campidano e nel Sulcis, che hanno fatto della Sardegna un deserto lavorativo a fronte di migliaia di milioni di contributi statali e regionali versati per iniziative produttive che non hanno mai visto la luce, con la "sparizione" dei contributi nelle tasche dei truffatori), arrestandosi soltanto in vista della liquidazione finale, quanto l'ente controllante si accorge finalmente che niente e stata realizzato, che non sarà possibile alcuna attività produttiva, che gli impianti non esistono perché le perizie sono state eseguite su fotografie senza alcun controllo dei luoghi.

Non esiste alcun motivo ragionevole per supporre che i quattro periti certifichino il falso. Né il giudice porta alcun motivo perché lo si debba ritenere. Nessuno di essi viene redarguito e invitato a riflettere. Accusato di false dichiarazioni. Di concorso in bancarotta fraudolenta. Semplicemente il giudice preferirà privilegiare la testimonianza di alcuni ex-dipendenti, chiaramente di parte e influenzati dalle vicende aziendali, nonché un parere personale del curatore fallimentare in merito al valore degli impianti, peraltro immotivato, perché meglio si accordano al teorema iniziale dell’accusa: su un tema come questo, di elevata rilevanza tecnica, un paio di operai generici ed un dottore in economia e commercio verranno preferiti a quattro ingegneri. Uno dei quali perito del Ministero per lo specifico argomento e un altro perito dello stesso Tribunale di Cagliari. Un vero trionfo della logica!

E, naturalmente, nessuno dei periti verrà mai accusato, neppure velatamente, di alcunché. Evidentemente erano tutti e quattro incompetenti: se desideriamo sapere quanto vale un aeroplano, chiediamo ad un calzolaio o al nostro commercialista, non ad un ingegnere aeronautico!

Per chi fosse interessato, ecco le fotografie degli impianti a questo link (relazione tecnica ing. Antonello FLORIS; agli atti del processo di primo grado).