La vicenda sarda - Aviotech

La cassa integrazione

Le difficoltà finanziarie causate dall’uscita dei finanziatori dal progetto sardo ebbero un primo effetto di una certa gravità. Esse si associavano alla scarsa produttività delle maestranze, che dovevano comunque essere retribuite e, per questo motivo, venne assunta la decisione di ricorrere alla cassa integrazione guadagni. Ciò avrebbe migliorato il cash-flow, garantendo comunque alle maestranze la possibilità di un sostentamento e di maturare l’anzianità necessaria ad un ingresso agevole nel trattamento pensionistico.

Le trattative sindacali furono aspre. Al limite del coinvolgimento fisico. Sindacati abituati a trattare con una controparte di grandi dimensioni come la FIAT non possedevano gli strumenti per comprendere le problematiche di una piccola azienda. Semplicemente non ne avevano l’esperienza.

I mezzi di informazione locali, dal canto loro, presero posizione, in modo preconcetto, contro la società, iniziando una campagna denigratoria testimoniata dalle decine di articoli che comparivano con inquietante frequenza nelle cronache locali, come se, in una situazione industriale malata come quella sarda, una vertenza che interessava cinquanta addetti potesse davvero assumere una rilevanza mediatica enorme, come in effetti avvenne.

Il tavolo della trattativa venne infine trasferito a Roma, presso il Ministero. Circostanza che dovrebbe far riflettere sul clamore assunto dalla vicenda. In altre realtà, ad esempio nel settentrione, una piccola azienda in crisi sarebbe finita, forse, nelle notizie interne del gazzettino cittadino. L’Aviotech finì al Ministero. A Roma.

E’ di questo periodo la creazione dell’equivoco che contraddistinse la vicenda mediatica e non solo: la sostanziale sovrapposizione della vertenza sindacale con il progetto finanziato dalla Legge 488. Aviotech divenne in breve: “L’azienda che ha promesso di costruire aerei e non costruisce un bel nulla”.

Tentare di spiegare che la costruzione degli aerei sarebbe potuta iniziare solamente dopo il completamento degli impianti non sortì alcun effetto. In realtà i sindacati erano poco interessati a mantenere al lavoro gli operai: se avessero in qualche modo potuto condurre l’azienda al fallimento, il raggiungimento della pensione sarebbe stato facilitato. E i mezzi di informazione erano interessati al clamore della vertenza, non certo a fornire una corretta informazione.

Quanto questo equivoco avrebbe danneggiato l’azienda è ancora visibile dalla pervicacia con la quale ignoti diffamatori virtuali, ancora oggi, a distanza di un decennio, si ostinato a caricare post deliranti in blog anonimi, rinnovando gli stessi errori e lo stesso odio sordo di quei giorni.

E’ proprio questa testardaggine cieca che testimonia molto bene il clima determinatosi a Villacidro. Piccola realtà paesana che si sollevò contro l’immagine costruita ad arte di un imprenditore a perseguire un solo obiettivo: intascare i contributi pubblici e sparire.

L’articolo diffamatorio di Mauro Lissia è esempio recente di una storia già vista in un passato non recente.

E’ curioso, comunque, che la campagna di controinformazione e di diffamazione lanciata contro Aviotech si sia sempre (misteriosamente) dimenticata di citare l’origine vera del problema: quella FIAT che si era liberata degli operai più scomodi stipulando un vero e proprio contratto di vendita e affidandoli (levandoseli dai piedi) ad altri. La FIAT che aveva ricevuto corposi contributi pubblici per impiantarsi in Sardegna ed era andata via lasciando dietro di sé i capannoni vuoti.

Certo che parlar della FIAT in un giornale, se non in termini positivi, non è come parlare dell’Aviotech!

Tuttavia, almeno due avvenimenti, apparentemente minori, possono contribuire ad una migliore comprensione dei fatti di allora e, forse, di accadimenti più recenti:

la condanna di un sindacalista denunciato per diffamazione (a questo link);

la condanna di un giornalista e del direttore responsabile del quotidiano ragionale La Nuova Sardegna per diffamazione a mezzo stampa.

Ciò per indicare che la diffamazione non è un fatto recente, ma risale al periodo in cui la compagine sociale di Aviotech era impregnata a realizzare un importante investimento industriale che avrebbe potuto impattare positivamente nella realtà locale sarda, così bisognosa di aziende innovative capaci di creare occupazione.

E che alla diffamazione si rispose, come accade anche adesso, con azioni legali che andarono a buon fine.