La vicenda sarda - Aviotech

Ilprocesso

La tesi accusatoria, quella che ha prevalso in entrambi i gradi di giudizio, si basa sull’ assunto che, fin dalla costituzione della società, Fiocco avesse in animo di porre in essere una truffa, ottenendo contributi privati (contratto SNIA-VILCA) e pubblici (progetto finanziato dalla Legge 488/92) per poi farli sparire, come scriverà il giornalista de La Nuova Sardegna Mauro Lissia… meritandosi una querela per diffamazione a mezzo stampa (a questo link), di cui dovrà rispondere in tribunale.

Aver fatto sparire i soldi – i giudici parlano genericamente di una cifra di circa 15 miliari di lire (7,5 milioni di euro) – avrebbe causato, secondo l’accusa, il dissesto finanziario della società e quindi l’insolvenza. Da cui, in primo grado, la condanna per bancarotta fraudolenta.

Parlare di errore giudiziario sarebbe limitativo. In realtà si trattò di un processo a senso unico in cui venne perseguito un unico obiettivo: dimostrare aprioristicamente un teorema accusatorio precostituito, scegliendo accuratamente le prove e svolgendo indagini così da identificare con precisione le presunte prove a carico, evitando di considerare possibilità alternative. E il processo di secondo grado, svolto in poche ore con una camera di consiglio di durata ridicolmente breve, ne è una testimonianza.

Dimostrarlo è facile e può essere riassunto per punti dopo aver spiegato in poche righe cosa significhi bancarotta fraudolenta per distrazione, l’imputazione alla base della condanna.

In breve, significa porre in essere un meccanismo illegale per prelevare denaro dalle casse di una società, causando un danno talmente grave da determinare lo stato di insolvenza (fallimento).

Pertanto, per condannare un imputato è necessario:

1. dimostrare la sottrazione illegale di risorse sociali;

2. dimostrare che questa sottrazione è la causa del fallimento.

Nel caso del processo, il teorema dell’accusa è chiarissimo:

1. la sottrazione sarebbe avvenuta attraverso l’acquisto di beni strumentali sovrafatturati di valore inferiore a quello di mercato; il differenziale tra il valore dei beni e il corrispettivo pagato dalla società sarebbe l’oggetto della sottrazione;

2. sarebbe proprio questa cifra la causa del dissesto finanziario che ha portato al fallimento.

Non è necessario essere avvocati per rendersi conto che la dimostrazione del meccanismo fraudolento ipotizzato dall’accusa abbia l’imprescindibile necessità di una ed una sola cosa: una perizia dei beniipoteticamente sovrafatturati effettuata da un esperto. Perizia che dimostri il reale valore di mercato dei beni.

Infatti, lo raccomanda un teste insospettabile, quella dr.ssa Masala che il Pubblico Ministero - l’accusa - incarica di periziare lo stato di insolvenza della società.

Avendo necessità di conoscere il valore dei beni strumentali di proprietà dell’Aviotech, proprio i beni che secondo il teorema accusatorio sarebbero stati il fulcro dell’attività criminosa, la dr.ssa scrive (Consulenza Masala, agli atti del processo di primo grado a questo link pag. 76):

Considerato quanto esposto in precedenza in relazione agli stessi ed alle modalità di acquisto utilizzate, è, ai nostri fini, indispensabile disporre di una valutazione da parte di un esperto del settore che tenga conto sia della funzione e della destinazione dei cespiti [si riferisce proprio agli impianti N.d.R.] nell'ambitodell'azienda che della eventuale possibilità di realizzo dei medesimi.

Lo farebbe chiunque: di fronte a un bene di cui non conosciamo il valore e non abbiamo esperienza diretta, domandiamo a qualcuno che riconosciamo competente. Non c’è bisogno di essere giudici, per questo: è solo buon senso. La dr.ssa riflette sulla necessità di chiedere a qualcuno, esperto del settore, a cosa servano gli impianti e quale sia il loro valore di mercato.

Ebbene: nonostante il chiaro suggerimento del perito dell’accusa, nessuno pensò di farlo. Non il Pubblico Ministero, non il collegio giudicante di primo grado o quello di secondo grado: non esiste una perizia che abbia stabilito il valore dei beni che, secondo l’accusa, avrebbero costituito il mezzo attraverso il quale si sarebbe concretato il reato!

Eppure, nelle conclusioni della propria perizia, la dr.ssa Masala suggerisce esplicitamente (Consulenza Masala, agli atti del processo di primo grado a questo link pag. 89):

[…] sarebbe opportuno fare valutare i beni immateriali e materiali acquistati dalla Aviotech Intemational S.p.A. da un esperto stimatore.

Come è potuto accadere?

E’ ragionevole supporre che sia stato determinato da motivi ambientali. All’epoca dei fatti, la Sardegna è regione depressa, interessata da un corposo flusso di contributi pubblici concessi ad aziende che intendano insediarsi nel territorio. Si ritiene che ciò possa contribuire all’incremento dei posti di lavoro. Ma un meccanismo perverso che interessa politica, industria e il corpo sociale, gestisce l’opportunità in modo errato. Il contributo pubblico diviene strumento di contrattazione politica e l’azienda un luogo nel quale sistemare il consenso elettorale. I rapporti sindacali diventano sede di promozione di interessi privati causando, in tal modo, il determinarsi di un ambiente industriale viziato da pregiudizio e la comparsa di comportamenti illegali.

Si diffonde allora un generale senso di sospetto nei confronti degli imprenditori che accedano a contribuzione pubblica così che, di fronte ad una vertenza sindacale ed a difficoltà aziendali, compare subito il dubbio – e il pregiudizio - di trovarsi in presenza di qualcosa di illegale.

Non è un caso, quindi, che il giudice di secondo grado, motivando la sentenza di conferma della condanna, citi una circostanza apparentemente fuori luogo (motivazioni d’appello, pag. 143 a questo link):

Si tratta di condotte del resto ben note ed anzi usuali nel caso di truffe di contributi pubblici, che rispettano certe tipologie (cd. pacchetti) predisposte da esperti, che consentono di portare avanti la truffa almeno per diverse tranche (confidando nella mera apparenza dei controlli che giustifica un numero imponente di truffe che specie nel Medio Campidano e nel Sulcis, che hanno fatto della Sardegna un desedo lavorativo a fronte di migliaia di milioni di contributi statali e regionali versati per iniziative produttive che non hanno mai visto la luce, con Ia "sparizione" dei contributi nelle tasche dei truffatori), arrestandosi soltanto in vista della liquidazione finale, quanto l'ente controllante si accorge finalmente che niente e stata realizzato, che non sarà possibile alcuna attività produttiva, che gli impianti non esistono perché le perizie sono state eseguite su fotografie senza alcun controllo dei luoghi.

Non si contesta l’esistenza di un pacchetto, non nel caso di Aviotech, ma in Sardegna i pacchetti ci sono, ce ne sono tantissimi e quindi non si perde troppo tempo a controllare: di fronte ad un imprenditore che accede ai finanziamenti pubblici e va in crisi, licenziando il personale (personale che nulla ha a che fare con i contributi, ma poco importa) la conclusione è ovvia: sarà di certo un truffatore! Nel Far West c’erano i linciaggi e l’impiccagione all’albero più vicino. In Sardegna, per fortuna, ci si limita a non cercare le prove: sette anni di galera sono sempre meglio di un cappio al collo!

Ma c’è di più: la connessione tra la pretesa sottrazione di risorse aziendali (la distrazione teorizzata dell’accusa) e il fallimento. Per essere condannati è necessario che si dimostri come le somme sottratte abbiano contribuito in modo determinante allo stato di insolvenza.

La domanda è: ammesso e non concesso che la sottrazione sia avvenuta: è stata questa a causare il dissesto finanziario della società portandola al fallimento? Insomma: mettiamo anche il caso che Fiocco abbia sottratto i soldi dei contributi incassati dall’Aviotech: è stato proprio questo a causare lo stato di insolvenza?

Il parere della consulente dell’accusa – la dr.ssa Masala – che dichiara (Consulenza Masala, agli atti del processo di primo grado a questo link pag. 78)

[…] non è allo stato possibile affermare con certezza se lo stato di illiquidità nel quale versa la società sia irreversibile, tale da configurare lo stato di insolvenza, ovvero sia un momento di temporanea difficoltà finanziaria.

dovrebbe indurre alla cautela.

E infatti, non solo Aviotech venne mandata al fallimento senza un fondato motivo, ma se anche i soldi che si dicono sottratti fossero rimasti nelle casse aziendali, non sarebbe cambiato nulla.

Dimostrarlo è perfino banale e tutti gli elementi per farlo si trovano agli atti.

Seguiamo i ragionamenti dei giudici (motivazioni d’appello pag. 136 a questo link):

[…] l'operazione industriale-finanziaria imbastita principalmente da Luigino Fiocco […]si era rivelataunaimponenteattività di rastrellamento di capitali pubblici (oltre 8 miliardi di lire quali acconti erogati alla Aviotech da parte del Ministero dell'Industria sul finanziamento a valere sulla legge 488/1992) e privati (oltre 3 miliardi di lire erogati da Vilca exSNIA

Quindi (ibidem pag 137 a questo link):

[…]La stragrande maggioranzadi tali ingenticapitaliera finita nella disponibilità di Luigino Fiocco

Nessun tribunale dovrebbe usare l’espressione La stragrande maggioranza ma diciamo anche tutti icontributi: che fine avrebbero fatto?

Ecco qua i versamenti in conto capitale effettuati da Luigino Fiocco (a questo link): distinta e contabili bancarie originali. Prodotte in sede di appello (in precedenza erano state sequestrate dalla Guardia di Finanza e si erano smarrite chissà dove) non furono ritenute meritevoli di attenzione. Secondo il giudice si trattava di giri contabili privi di validità. In pratica solo carta straccia.

Bene: cosa si fa nelle famiglie?

Si tiene il conto delle entrate… ma anche delle uscite.

Se Fiocco si è rubato gli 11 miliardi (di vecchie lire, circa 5,5 milioni di euro) e dato che lo stesso giudice accusa Fiocco di non aver prodotto nulla, nella sua Aviotech, perché l’unico scopo della costituzione sarebbe stato quello di rubare i contributi: possiamo domandarci quali siano state le uscite della società? Ovvero quei soldi che Fiocco non può essersi messo in tasca perché sono stati spesi?

Per il giudice evidentemente no, non possiamo domandarlo. Scrive infatti il magistrato nelle motivazioni d’appello, rispondendo ad un’istanza del difensore che richiedeva un attento esame dei conti societari (motivazioni d’Appello pag. 150,151 a questo link):

Quanto,infine, alle richieste formulate per la prima volta in sede di conclusioni finali in appello, è solo il caso di rilevare che la perizia contabile, asseritamente diretta ad accertare la situazione, non si sa neppure a che cosa dovrebbe servire posto che l'appellante non lo spiega. In ogni caso la rinnovazione della prova in appello è del tutto eccezionale, a fronte della presunzione di completezza della istruttoria in primo grado, per cui non appare assolutamente necessario disporre una perizia esplorativa in assenza oltretutto della indicazione dei quesiti che dovrebbero essere rivolti al perito e dei risultati che si dovrebbero ottenere. A parte il fatto che la perizia non è neppure nella disponibilità della parte per cui spetta al giudice decidere se disporla o meno, nella specie non appare sia il caso di disporla a fronte degli accertamenti completi e convergenti svolti in primo grado dal curatore, dal consulente del P.M., dalla Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza.

Altro che domandarsi dove siano finiti i soldi: dov’è l’albero più vicino, piuttosto?

Però, diciamolo dove sono finiti i soldi e facciamolo con i dati disponibili agli atti. Ad esempio: qual è l’importo pagato in stipendi nel corso della vita di Aviotech?

L’importo è di vecchie lire 4.756.300.000 (circa 2,3 milioni di euro): quasi cinque miliardi! Questi non sono importi generati da giri contabili o truffe: sono i soldi che la società ha pagato ai dipendenti, cifre documentate dagli estratti conto aziendali e verificati dalla dr.ssa Masala, consulente del Pubblico Ministero!

Mentre il giudice scrive (motivazioni d’appello pag. 136 a questo link):

[…] in particolare erano spariti tutti i contribuiti che Aviotech aveva ricevuto per assumere gli operai ex SNIA […]

Quindi, per riassumere, Aviotech percepisce un contributo da VILCA-SNIA pari a circa tre miliardi di vecchie lire e ne spende quasi cinque in stipendi… ma dove sarebbero spariti i soldi, se lo stesso giudice afferma che i contributi sono stati l’unica entrata?

Ecco perché nel corso dell’unica udienza d’appello l’avvocato chiede che venga esaminata in dettaglio la situazione contabile della società. E il giudice, da par suo, risponde (a questo link):

[…] non appare assolutamente necessario disporre una perizia esplorativa […]

Basterebbe questo per contestare l’affermazione che (motivazioni d’appello pag. 136 a questo link):

[…] La stragrande maggioranza di tali ingenti capitali era finita nella disponibilità di Luigino Fiocco

Ma c’è ben altro: che piaccia o meno gli impianti sono lì, dentro lo stabilimento. Poniamo anche il caso che siano stati sovrafatturati (non è così, ma seguiamo il ragionamento del giudice): quanto valgono?

Lo dice il consulente del curatore fallimentare, ingegner Marco Dettori, che effettua una valutazione in condizioni di realizzo, dopo il fallimento, quando – incredibilmente – i beni aziendali vengono venduti come ferrovecchio, con nessuna cognizione di quanto si va facendo. Ecco la perizia a questo link. Il perito parla (ripetiamo: in condizioni di realizzo) di € 1.277.870,00.

Ma lo dice anche il consulente del Pubblico Ministero, ingegner Gianfranco Loi, che produce la perizia riportata a questo link. Perizia misteriosamente scomparsa durante il processo, visto che nessuno ne parla, né il consulente viene escusso come teste dal Pubblico Ministero. E l’ingegner Loi (ancora incondizioni di realizzo, dopo il fallimento) valuta gli impianti la cifra di € 1.635.049,00 ben superiore a quella del collega.

Quindi, riassumendo, da una parte il giudice afferma che le uniche entrate di Aviotech sono stati i contributi (e lo dice per giustificare il fatto che Fiocco avrebbe costituito la società al solo scopo di rubarli, i contributi). Pertanto, in tutto, circa undici miliardi. Ma poi, sommando i cinque miliardi di stipendi e i tre di valutazione del perito (che valuta gli impianti come se fossero dei ferrivecchi), si arriva ad otto miliardi… dove sarebbe

La stragrande maggioranza di tali ingenticapitali

finita nelle tasche di Fiocco? (motivazioni d’appello pag. 136 a questo link)

In realtà, se il giudice d’appello avesse accolto l’istanza dell’avvocato – che richiedeva un’analisi contabile precisa mai effettuata – si sarebbe scoperto che Aviotech aveva speso ben più dei contributi incassati. E che la differenza era stata conferita proprio da Luigino Fiocco, che aveva deciso di scommettere su Aviotech.

E se solamente qualcuno avesse richiesto una perizia di merito sul valore degli impianti, si sarebbe scoperto che la differenza positiva conferita da Fiocco era superiore ai contributi pubblici e privati.

Ci si dovrebbe domandare, piuttosto, per quale motivo un tribunale non abbia voluto fare ciò che ciascuno di noi avrebbe fatto, pur senza competenza di alcun tipo:

1. richiedere che un perito esperto in costruzioni aeronautiche testimoniasse al giudice quale fosse il valore di mercato degli impianti contestati;

2. ricorrere alla semplice aritmetica per eseguire somme e sottrazioni di entrate e uscite, già disponibili nel lavoro della consulente dell’accusa, dr.ssa Masala.

Eppure così è accaduto.

Parliamo di errore giudiziario oppure di alberi e rami robusti cui attaccare il canapo insaponato?