La vicenda sarda - Aviotech

I capannoni sardi: senza agibilità ma non fa nulla

Dopo la costituzione dell’Aviotech vennero affittati due capannoni di proprietà del locale Consorzio Industriale di Villacidro. Consorzio che era stato attore importante nell’accordo stabilito tra SNIA-VILCA e Aviotech.

La vicenda legata ai capannoni è emblematica della situazione in cui un imprenditore si trova ad operare in una realtà industriale degradata come quella sarda. Gli immobili, infatti, risultarono privi del certificato di agibilità. Questo venne più volte richiesto al Consorzio che non lo fornì, nonostante il contratto di locazione lo prevedesse.

Dietro parere legale, la società cessò la corresponsione dei canoni d’affitto, agendo in sede giudiziaria.

Si scoprì successivamente che i due capannoni affittati erano in gran parte abusivi, non rispettando il progetto originariamente approvato dal Comune di Villacidro. Pertanto il certificato di agibilità non poteva essere ottenuto.

Una vicenda parallela, che avrà notevole rilevanza anche nel processo, riguarda per l’appunto la realizzazione del capannone industriale prevista nel Piano Industriale allegato alla domanda di finanziamento ex L. 488/92. Sebbene cronologicamente situata in una fase più tarda della vicenda, appare utile citarla in questa sede, poiché si intreccia con la bizzarra vicenda del capannone affittato dal Consorzio Industriale di Villacidro.

Essendo vicenda parallela e non direttamente legata alle vicissitudini della società, può essere letta più tardi. Nel qual caso si può saltare direttamente al capitolo successivo.

All’atto della presentazione del Piano Industriale ai sensi della legge 488/92, Aviotech propose di realizzare un immobile, destinando al relativo capitolo di spesa una cifra compatibile con le indicazioni di massima richieste dal Ministero in termini di costi. Tale capitolo di spesa è indicato nel decreto provvisorio di assegnazione delle risorse.

La realizzazione del capannone venne affidata alla società Carisma il cui referente, Rodolfo Marusi Guareschi, si era dimostrato disponibile alla possibilità di finanziare parte del capitale necessario al completamento del progetto. Fatto non trascurabile alla luce dell’incessante ricerca di potenziali finanziatori del progetto.

Venne così siglato un ordine di fornitura chiavi in mano che prevedeva, in breve:

L’acquisto di un lotto di terreno industriale compreso nelle pertinenze del Consorzio Industriale di Villacidro, precedentemente individuato da un’indagine preliminare;

La progettazione di dettaglio dell’immobile;

La realizzazione dell’immobile e il suo collaudo.

A termini di contratto – e seguendo le correnti procedure per i contratti chiavi in mano – Aviotech liquidò, in conto anticipazione, un terzo della somma dovuta. La relativa fattura venne naturalmente imputata al progetto ex L.488/92 e, a suo tempo, accettata dall’ente istruttore in sede di verifica dei titoli di spesa.

Da parte sua, Carisma stabilì una collaborazione con un’altra azienda facente capo a Marusi VARGA S.p.A., società che provvide all’acquisto del lotto previsto.

Nel frattempo, a seguito degli accordi intercorsi tra Luigino Fiocco e Rodolfo Marusi Guareschi, quest’ultimo versò al primo la cifra di circa £ 5.000.000.000 (circa 2.500.000 €). A livello personale.

In pratica, Guareschi si impegnò alla realizzazione del capannone come contributo al progetto, rendendosi disponibile al finanziamento di una cifra non superiore ai 6.000.000.000 di Lire (circa 3.000.000 €). Come risulta dagli atti del processo di primo grado Luigino Fiocco provvide immediatamente a versare la cifra ottenuta nelle casse sociali, come contributo in conto capitale.

Tuttavia, quando venne richiesta la licenza edilizia, il Consorzio Industriale, in lite con Aviotech per via della mancanza del certificato di agibilità del capannone in affitto, pose in essere una curiosa manovra d’opposizione, cambiando la destinazione d’uso del lotto acquistato e dunque impedendo, di fatto, la realizzazione del capannone.

Ciò ebbe due risultati:

Il primo, che Aviotech fu obbligata a rivedere il piano industriale, rinunciando alla realizzazione degli immobili. Il capitolo di spesa relativo al capannone venne annullato e sostituito da altri impianti (in particolare le linee produttive di un sofisticato drone in materiale composito). Tale modifica venne tempestivamente comunicata all’ente istruttore e da questo accettata previo parere del Ministero;

Il secondo, che quando i militari della Guardia di Finanza esaminarono al contabilità Aviotech, considerarono la fattura di anticipazione una “falsa” fattura, poiché avrebbe fato riferimento ad una “operazione inesistente”!

Questa vicenda ebbe un notevole risalto nel processo, portando, tra l’altro, ad equivoci grotteschi in merito alla valutazione processuale del ruolo del costruendo capannone. Non avendo esperito alcun teste che illustrasse in dibattimento le procedure della legge 488/92, il collegio giudicante si convinse che una delle motivazioni per condannare Fiocco e Guareschi fosse l’assenza del capannone. Peraltro impossibile da edificare stante l’atteggiamento del Consorzio Industriale. E che era stato cassato dagli investimenti per diretta richiesta di Aviotech. Ed accettato per iscritto dall’Ente Istruttore. Come risulta dagli atti.

Rodolfo Marusi Guareschi venne condannato per aver voluto contribuire al progetto Aviotech di tasca propria.